I miglioramenti ambientali a fini faunistici, possibile alternativa al greening?

Il crescente interesse per la tutela dell’ambiente, per la salvaguardia degli ecosistemi, per la difesa della natura e della qualità della vita hanno dato luogo nel corso degli ultimi anni, alla definizione di numerosi provvedimenti in favore dell’ambiente.

La politica comunitaria si è fatta portatrice di questi interessi recependo queste necessità anche attraverso le misure del Piano di Sviluppo Rurale (PSR) ed in particolare attraverso il cosiddetto GREENING. Questa misura, obbligatoria per le aziende agricole aderenti al PSR, è volta alla conservazione dell’ambiente, a ridurre le emissioni di anidride carbonica, alla conservazione della fertilità del suolo e al mantenimento degli habitat e dell’ecosistema.

Esistono anche altre misure di tutela ambientale, previste a livello locale e messe in atto ad esempio da Enti preposti alla gestione faunistica. In particolare gli Ambiti Territoriali di Caccia (ATC), che da tempo promuovono campagne per la realizzazione di Miglioramenti Ambientali: una serie di interventi che hanno lo scopo di incrementare o ripristinare condizioni di habitat favorevoli alla fauna, in particolar modo per quella di interesse venatorio. Questi interventi devono essere realizzati dalle aziende agricole, in modo da fornire risorse alimentari, rifugio e siti di riproduzione, oltre a ridurre o eliminare gli impatti più significativi causati dalle attività antropiche.

Entrambe le misure, seppur la prima ben più importante, prevedono l’utilizzo di tecniche agronomiche sostenibili, il divieto dell’uso di presidi fitosanitari e di concimi di sintesi. La monocoltura lascia il posto a seminativi rappresentati da miscugli di graminacee e leguminose, sia invernali che primaverili, nel caso dei miglioramenti. La differenza sostanziale, oltre ad alcune tipologie di intervento, è sostanzialmente l’obbligo di realizzazione per quanto riguarda il greening e la possibilità invece di scegliere per i miglioramenti ambientali.

Tutti gli interventi apportano migliorie strutturali e paesaggistiche al territorio, in quanto lo strutturano su più livelli (siepi e alberature), spezzano la monotonia delle monocolture e creano aree ecotonali, fondamentali per la biodiversità. Questi accorgimenti permettono lacreazione di un habitat eterogeneo ed idoneo a diverse specie vegetali e animali.

In questo nuovo panorama del settore agricolo, in cui vi è l’obbligatorietà del greening per le aziende agricole che vogliono accedere ai pagamenti diretti, i miglioramenti ambientali risultano ancora necessari? Esiste la possibilità di incanalare questo “obbligo” verso la realizzazione di interventi mirati, oltre che alla conservazione dell’ambiente, anche alla fauna selvatica? Queste diverse tipologie di azione possono quindi tra di loro integrarsi? È possibile pensare di rendere obbligatori e finanziabili per le aziende agricole interventi di tutela della fauna selvatica, alla luce degli interventi obbligatori previsti dal greening? Se si, con quali forme, con quali coperture economiche e finanziati da quali Enti gestori del territorio?

Una possibile interazione sarà possibile solo con il coinvolgimento sinergico degli Enti preposti alla gestione del territorio, al fine di determinare una strategia di intervento comune che possa apportare vantaggi in termini ambientali da un lato e vantaggi ed incentivi alle aziende agricole, attori principali del settore agricolo.


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