Progetto faunistico / Parco Nazionale dell’Aspromonte
Monitoraggio del capriolo italico
Una campagna annuale per verificare l’insediamento della popolazione reintrodotta, mappare la presenza della specie e costruire strumenti tecnici utili alla gestione del Parco.
Perché il progetto
Dopo la reintroduzione era necessario capire dove fosse arrivata la specie
La popolazione di Capriolo italico presente nel Parco Nazionale dell’Aspromonte deriva da interventi di reintroduzione realizzati tra il 2003 e il 2011. Terminata quella fase, la priorità era verificare se la specie si fosse stabilizzata, in quali aree fosse presente e quali porzioni del territorio potessero favorirne l’espansione.
Agrofauna, insieme a Castanea e Studio Agrofauna, ha svolto un monitoraggio annuale finalizzato a produrre una lettura tecnica del territorio: non solo rilevare singoli avvistamenti, ma organizzare i dati in una struttura geografica confrontabile, aggiornabile e utile alle decisioni.
Il lavoro ha quindi trasformato osservazioni, tracce, campioni e immagini in un quadro complessivo di presenza, assenza e idoneità ambientale.
Come si è svolto
Prima sessione
Avvio con transetti lineari predefiniti, scelti per coprire aree idonee e percorsi già utili ad altri monitoraggi faunistici.
Metodo integrato
Introduzione dei plot e dei transetti opportunistici, con maggiore attenzione ai segni reali di presenza nel bosco.
Validazione
Fototrappole, campioni biologici e cane da scat detection per confermare le aree già risultate interessanti.
Battute finali
Censimenti in battuta con tecnici e volontari locali, sopralluoghi preparatori e raccolta di ulteriori campioni.
Metodo di lavoro
Una griglia territoriale per leggere i risultati
Plot da 100 ettari
Il territorio del Parco è stato suddiviso in una griglia di 910 maglie quadrate da 1 km di lato. Ogni cella è stata classificata in base alle informazioni raccolte: non esplorata, esplorata senza rilevamento, presenza dubbia o presenza certa.
Transetti e segni indiretti
Gli operatori hanno cercato piste, impronte, fregoni, raspate, covi, brucature, segni di alimentazione e vocalizzazioni. Dopo la prima fase, il metodo opportunistico si è dimostrato più adatto al contesto ambientale dell’Aspromonte.
Faro e termocamera
Sono stati percorsi 49,26 km con faro e 27,01 km con termocamera. Il metodo ha evidenziato forti limiti operativi dovuti alla vegetazione fitta e alla morfologia del territorio.
Fototrappolaggio
Sono state attivate 10 fototrappole, posizionate nelle aree dove la presenza era ritenuta più probabile. Tre dispositivi hanno registrato caprioli, confermando l’utilità del metodo come validazione.
Campioni biologici
La raccolta di pellet fecali e peli, anche con ausilio del cane, ha prodotto 15 campioni potenzialmente destinabili all’analisi genetica, 9 dei quali idonei.
Censimenti in battuta
La sessione finale ha previsto 3 battute, organizzate dopo sopralluoghi e formazione operativa, con il coinvolgimento di 51 operatori tra tecnici e volontari.


Cosa è emerso
Presenza confermata, distribuzione non ancora omogenea
Le celle esplorate
Sono state esplorate 322 celle, pari al 35,38% della griglia totale e al 39,55% delle celle ricadenti nel Parco. Tra queste, 36 sono state classificate con presenza quasi certa e 35 con presenza dubbia.
I segni rilevati
Il progetto ha registrato 163 segni di presenza: fregoni, raspate, brucature, impronte, campioni biologici, video da fototrappola e avvistamenti. La seconda sessione è risultata la più produttiva, con 115 segni rilevati.
Il metodo più efficace
Il transetto opportunistico ha avuto una resa migliore rispetto a quello predefinito, perché ha permesso di entrare nelle aree più rappresentative dell’habitat e non solo lungo percorsi già tracciati.
La riproduzione
Una fototrappola ha ripreso una femmina con piccolo. Il dato è importante perché indica adattamento della specie al territorio e non solo presenza occasionale di individui.
Le battute
Le tre battute hanno portato all’avvistamento di 9 caprioli: 3 maschi, 5 femmine e 1 individuo non determinato. Le attività hanno anche favorito il coinvolgimento della popolazione locale.
Il valore gestionale del progetto
Il monitoraggio ha mostrato che il capriolo italico si è insediato nel territorio del Parco, ma con una distribuzione ancora non omogenea. La popolazione sembra essersi espansa soprattutto verso sud-ovest, mentre la conformazione del massiccio limita nel breve periodo la colonizzazione del versante ionico. Le aree più promettenti sono quelle a quote minori, con maggiore varietà ambientale e alternanza tra bosco e spazi aperti.
Monitorare dove serve
La classificazione per celle permette di concentrare lo sforzo nelle aree più informative.
Scegliere il metodo giusto
In un territorio complesso, transetti opportunistici e fototrappole risultano strumenti prioritari.
Prevenire criticità future
L’espansione verso aree esterne al Parco richiede continuità di controllo e sensibilizzazione locale.
