Monitoraggio del capriolo italico nel Parco Nazionale dell’Aspromonte

Il capriolo italico (Capreolus capreolus ssp. italicus) è stato descritto per la prima volta da Festa nel 1925 sulla base di alcune caratteristiche morfologiche che differiscono dal capriolo europeo. Solo nel 2004 studi condotti sulla variabilità genetica del capriolo europeo hanno evidenziato un pool genico differenziato dal capriolo italico (Randi et al., 2004; Lorenzini et al., 2006).

Queste differenze genetiche possono essere ricondotte all’isolamento geografico, verificatosi alla fine del pleistocene, che hanno reso il capriolo italico un’identità distinta. Attualmente la sua distribuzione comprende quattro nuclei storici come la Tenuta Presidenziale di Castelporziano (Roma), la Tenuta dei Monti dell’Orsomarso (Parco Nazionale del Pollino), la Foresta Umbra (Parco Nazionale del Gargano) e la Toscana sud-occidentale.

Il monitoraggio

Il campionamento si è basato sulla tecnica dei plot. Con il supporto di un software GIS è stata creata una griglia composta da quadranti (plot) con dimensione di 1 km2, questa è stata poi sovrapposta all’area del Parco e alle zone limitrofe (totale 910 plot). Grazie a questa suddivisione è stato possibile indagare in modo esaustivo tutto il territorio. Sono stati esplorati 425 plot per una superficie pari a 42.500 ha ovvero circa il 65% del Parco. Tale superficie è stata raggiunta esplorando i vari plot sia in modo random che in modo opportunistico. Nei plot esplorati sono stati rilevati 163 segni di presenza.

Totale plot

Le tecniche di indagine, utilizzate all’interno dei plot, sono state numerose proprio al fine di differenziare l’approccio senza trascurare nessun tipo di rilievo.

Transetti percorsi nel mese di giugno alla ricerca di segni di presenza

Transetti lineari su percorsi predefiniti individuati con l’obiettivo di coprire la maggiore superficie possibile all’interno del Parco e in aree ad esso limitrofe. La rete di transetti percorsi, in totale 28, ci ha permesso di percorrere 319,5 km complessivamente all’interno del parco. Su ogni transetto è stata eseguita la ricerca di segni di presenza della specie:

  • piste ed impronte
  • sfregamenti e fregoni, scortecciamenti di arbusti o giovani alberi con diametro ridotto, ottenuti mediante lo sfregamento del palco, effettuati ad un’altezza dal suolo che supera l’altezza della spalla dell’animale (non oltre i 70 cm)
  • raspate, marcature territoriali di tipo olfattivo e visivo, effettuate mediante l’asportazione dello strato erbaceo e della lettiera con colpi di zoccolo, particolarmente evidenti spesso alla base delle formazioni arbustive
  • covi e giacigli
  • segni legati all’attività alimentare
  • vocalizzazioni definite “abbaio”, che hanno funzione territoriale nei maschi, o di segnale di allarme negli individui di entrambi i sessi

Transetti lineari di tipo opportunistico all’interno del plot, in totale sono stati percorsi 151 transetti di lunghezza variabile, per un complessivo di 229,3 km.

Censimenti notturni con faro e termocamera, sono stati percorsi un totale di 76 km di transetto per il censimento con il faro e la termocamera.

Plot analizzati con faro

Fototrappole posizionate

Fototrappolaggio, sono state attivate un complessivo di 10 fototrappole. Queste ci hanno permesso di indagare un complessivo di 10 griglie in cui la presenza del capriolo è risultata essere quasi certa a seguito della ricerca dei segni di presenza tramite il metodo dei transetti.

Ricerca di pellet fecali con ausilio del cane (scat detection), al fine di aumentare le probabilità di campionamento è stato utilizzato un cane appositamente addestrato alla ricerca di materiale biologico. Sono stati percorsi un totale di 8 transetti, che hanno coperto un totale di 20 plot, in cui sono stati raccolti 15 campioni di cui 9 sono risultati idonei all’analisi.

Censimenti in battuta, sono stati realizzati numero 3 censimenti in battuta. Complessivamente è stata monitorata un’area complessiva di 67 ha. Le operazioni di censimento hanno visto la partecipazione di 41 volontari cacciatori.

Interviste ai cacciatori locali, sono stati svolti degli incontri con i cacciatori locali al fine di ottenere informazioni riguardanti zona frequentate e eventuali avvistamenti di capriolo.

Dati georeferenziati di avvistamenti, sono stati richiesti all’Ente Parco tutti i punti di avvistamenti di caprioli da parte di escursionisti e del corpo forestale del stato al fine di incrementare il database degli avvistamenti.Le operazioni di monitoraggio sono state suddivise in varie sessioni. Grazie al metodo dei plot, al termine delle operazioni di raccolta dati, è stato possibile individuare le aree meno esplorate o che necessitavano di maggior attenzione intensificando il monitoraggio.