Agrofauna

Progetto Pernice Rossa

Progetto faunistico

Pernice rossa in Provincia di Pisa: radiotracking, habitat e successo delle immissioni

Relazione finale di un progetto biennale promosso dagli ATC Pisa 14 e 15 con l’obiettivo di capire come sopravvivenza, dispersione e uso dell’habitat cambino tra soggetti già presenti sul territorio e animali di allevamento.

Sintesi

Che cosa ha studiato il progetto

Il lavoro ha monitorato per 24 mesi pernici rosse catturate in nuclei già presenti e pernici di allevamento immesse in cinque aree della provincia di Pisa. Il radiotracking ha permesso di seguire spostamenti, sopravvivenza, cause di mortalità, uso del suolo e risposta ai miglioramenti ambientali.

L’indagine è nata per verificare se la specie possa consolidarsi in modo stabile nei diversi contesti agricoli e collinari del territorio, e quali condizioni gestionali aumentino davvero le probabilità di successo.

24 mesi di monitoraggio
5 aree di studio
Radiocollari su soggetti di cattura e allevamento
Analisi di habitat, mortalità e riproduzione

Aree di studio

Cinque contesti molto diversi tra loro

Il Castellare

Area collinare con oliveti e cave dismesse, risultata una delle zone più interessanti per rifugio e frequentazione.

Calci

Mosaico tra seminativi, oliveti e margini boscati, utile per valutare l’effetto delle colture permanenti e dei miglioramenti.

Guardistallo

Contesto collinare con cereali, oliveti e vigneti, caratterizzato da gestione locale attiva e buona disponibilità di volontari.

Vicarello-Villamagna

Paesaggio agricolo ampio e frammentato, con seminativi, foraggere, siepi e incolti.

Volterra

ZRC estesa, con agricoltura cerealicola e colture permanenti, utile per leggere dispersione e comportamento in ambienti aperti.

Mappa di uso del suolo e localizzazione di un nido nella ZRV Calci
Attività di campo e osservazione della specie nei diversi contesti di studio.
1. Catture e immissioni controllateNel 2011 sono stati marcati soggetti già presenti nelle ZRV Il Castellare e Calci. Nello stesso anno e nel 2012 sono state effettuate immissioni di animali di allevamento in più zone, con fasi di preambientamento differenziate.
2. Rilievo dell’uso del suoloOgni area è stata cartografata e letta nel dettaglio con codici Corine Land Cover adattati al contesto locale, per capire quali habitat vengano realmente frequentati.
3. Valutazione dei miglioramenti ambientaliColture a perdere, posticipazioni colturali, tutela di nidi e covi e altri interventi sono stati letti insieme ai dati di movimento degli animali per misurarne l’efficacia.

Risultati

Cosa ha mostrato il monitoraggio

Sopravvivenza molto diversa tra gruppi

Le curve di sopravvivenza dei tre gruppi monitorati risultano nettamente differenti. Gli animali di allevamento hanno mostrato mortalità più rapida dei soggetti di cattura; nel gruppo allevamento 2012 oltre il 20% è morto entro la prima settimana e il gruppo si azzera entro la quindicesima.

Predazione e dispersione come fattori chiave

La predazione è risultata una delle principali cause di perdita. Nella relazione si evidenzia che 31 animali, pari al 67% dei monitorati morti, sono stati persi per predatori terrestri, con una quota rilevante dovuta anche ad animali domestici. La dispersione iniziale aumenta ulteriormente il rischio.

Habitat preferiti ben riconoscibili

Nelle ZRV Calci e Il Castellare le pernici sfruttano molto cave, zone aperte con vegetazione rada, macchia medio-bassa e oliveti. A Villamagna emergono i prati stabili, mentre a Volterra assumono peso gli ambienti arbustivi e i cespuglieti.

Miglioramenti efficaci solo se ben posizionati

I miglioramenti ambientali funzionano quando si trovano vicino ai punti di rilascio. Le colture a perdere primaverili sono risultate importanti a Calci e Villamagna, mentre a Guardistallo spiccano le posticipazioni colturali. In aree molto ampie, se gli interventi sono lontani dal punto di immissione, il loro effetto si riduce.

Lettura tecnica

Indicazioni gestionali emerse dalla relazione

La relazione conclude che il successo delle immissioni dipende da una gestione coordinata: qualità degli animali, tecniche di allevamento, età al rilascio, presenza di voliere di ambientamento, periodo di immissione, disponibilità di acqua, controllo dei predatori e corretta localizzazione dei miglioramenti ambientali.

Per i soggetti già radicati sul territorio si osservano segnali di maggiore adattamento, mentre i gruppi di allevamento soffrono di più la fase immediatamente successiva all’immissione. Per questo la pagina non racconta una semplice immissione, ma un vero studio applicato sulle condizioni che rendono stabile una popolazione.

Sul fronte riproduttivo, il 30% dei soggetti di cattura monitorati ha sostenuto una cova, con una produzione complessiva di 85 uova. I dati rafforzano l’idea che i nuclei già adattati al territorio abbiano un vantaggio netto rispetto agli animali appena immessi.

Carta di uso del suolo nell'area Il Castellare
Carta di uso del suolo nell’area Il Castellare.

Il materiale cartografico rende più leggibile il lavoro di confronto tra presenza della specie, uso del suolo e miglioramenti ambientali nelle aree di studio.

Queste immagini sostituiscono contenuti fotografici poco chiari con elaborati tecnici direttamente legati alla relazione di progetto.

Anteprima del poster del progetto pernice rossa Apri il poster PDF

Dal poster

Risultati preliminari già leggibili nella fase iniziale

Gruppo selvatico e gruppo di allevamento a confronto

Il poster distingue i soggetti già presenti nelle ZRV Il Castellare e Calci dai gruppi di allevamento immessi a Guardistallo, Villamagna e Volterra, mostrando fin da subito differenze nette di sopravvivenza tra i due insiemi monitorati.

Predatori terrestri come causa prevalente

Nelle conclusioni preliminari il 65% delle perdite viene attribuito a predatori terrestri, con un ruolo importante dei carnivori selvatici. È una lettura coerente con quanto poi confermato nella relazione finale.

Peso, carico alare e mobilità post-rilascio

Il poster segnala che negli animali di allevamento morti il peso e l’indice di carico alare risultano più elevati. Inoltre l’attività venatoria incide soprattutto sul gruppo immesso, probabilmente per la maggiore mobilità delle brigate e la più frequente uscita dai confini delle aree a divieto di caccia.

Un progetto utile per leggere specie, habitat e gestione nello stesso quadro tecnico

La relazione sulla pernice rossa mostra bene il metodo Agrofauna: raccolta dati sul campo, cartografia, interpretazione ecologica e indicazioni operative per migliorare la qualità delle immissioni e del territorio.

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