Progetto faunistico / Sicilia / Racalmuto
Reintroduzione del coniglio selvatico a Racalmuto
Una sperimentazione operativa per catturare, gestire e reimmettere soggetti di coniglio selvatico in provincia di Agrigento, con rilievi biometrici, profilassi vaccinale, quarantena e monitoraggio post rilascio tramite radiocollari VHF.
Impostazione del progetto
Dalla cattura dei progenitori selvatici a un protocollo più controllato di rilascio
La relazione finale 2018 descrive la fase conclusiva del progetto di cattura e ripopolamento del coniglio selvatico in alcune aree della provincia di Agrigento, con verifica della sopravvivenza post rilascio.
Nel secondo anno di attività sono stati utilizzati 10 conigli nati nel 2017 all’interno del recinto principale, da progenitori selvatici catturati nel 2016 nel Parco Archeologico della Valle dei Templi. La scelta ha permesso di lavorare su animali di origine selvatica ma gestiti in condizioni più controllate.
Il fulcro del progetto non era solo immettere animali, ma capire se un protocollo basato su recinti, vaccinazione, marcatura individuale, quarantena e radiotracking potesse migliorare la riuscita dell’intervento rispetto all’immissione precedente.
Fasi operative
Prima cattura e vaccini
I soggetti sono stati catturati nel recinto principale e sottoposti alla prima dose vaccinale prevista dal protocollo sanitario.
Radiocollari e biometria
Durante la seconda cattura sono stati applicati i radiocollari VHF, le marche auricolari e sono stati rilevati peso, sesso, età e parametri morfometrici.
Quarantena monitorata
Prima del rilascio gli animali sono stati osservati con fototrappole in un recinto dedicato, per verificare adattamento ai collari e condizioni generali.
Rilascio a Vircico
I conigli sono stati rilasciati in corrispondenza di tane selezionate nell’area di studio, con successivo monitoraggio intensivo tramite tecnica dell’homing.
Recinti e strumenti
Un lavoro costruito su stabulazione controllata, profilassi e controllo radio
Recinto principale
Il recinto principale aveva una superficie di 0,3 ha, con doppia rete alta 2,5 m, interrata e dotata di offendicula anti-predatore.
All’interno era stato ricostruito un ambiente vocato alla specie, con vegetazione fitta, spazi aperti e zone favorevoli alla realizzazione di tane.
Quarantena e biometria
Il recinto di quarantena, di circa 0,03 ha, è servito per monitorare gli animali prima dell’immissione e correggere eventuali problemi di adattamento ai collari.
In questa fase il peso medio dei soggetti è aumentato di circa 68 grammi, senza decessi.
Radiotracking e area di studio
I radiocollari VHF da circa 30 grammi erano dotati di sensore di attività e mortalità. L’area di immissione di Vircico era stata preclusa alla caccia per favorire la riuscita del progetto.
Il monitoraggio ha previsto uscite ravvicinate nei primi giorni e controlli programmati nei mesi successivi.
Risultati
Il 2018 migliora nettamente la tenuta dei soggetti rispetto all’immissione del 2017
Sopravvivenza a 4 mesi: 70%
L’analisi Kaplan-Meier ha stimato una sopravvivenza del 70% a 120 giorni dal rilascio.
Sopravvivenza a 8 mesi: 56%
La sopravvivenza totale calcolata a 240 giorni è risultata pari al 56%, un valore nettamente migliore rispetto al primo esperimento del 2017.
Quattro decessi per predazione
I quattro decessi accertati sono stati ricondotti a rapace, canide, gatto inselvatichito e volpe, sulla base dei resti e dei segni rinvenuti sui collari.
Nessun decesso in quarantena
Nessuno dei 10 conigli è morto durante la permanenza nel recinto di quarantena o nei giorni di adattamento al radiocollare.
Rilascio primaverile più promettente
Il confronto con l’immissione del giugno 2017, che mostrava una sopravvivenza del 17% a 4 mesi, orienta verso rilasci effettuati in periodo tardo invernale o primaverile.
Proposte future
Racalmuto viene indicata come prima area di ricerca specifica sul coniglio selvatico
La relazione propone di proseguire la ricerca a Racalmuto sfruttando la presenza di individui ancora vivi a fine progetto e il supporto di volontari locali. Questo contesto viene indicato come una vera area di ricerca dedicata al coniglio selvatico.
Tra le azioni suggerite compaiono monitoraggi notturni su larga scala, analisi dei carnieri, valutazione del successo riproduttivo, verifiche sanitarie e nuovi rilasci impostati su dati reali di presenza e densità.
La relazione considera inoltre possibile l’uso di recinti mobili di ambientamento e la ripetizione dell’esperimento con soggetti di cattura o di origine controllata, mantenendo però il rilascio in una finestra stagionale più favorevole.
Una reintroduzione che ha prodotto indicazioni operative, non solo un risultato numerico
Il progetto di Racalmuto mostra che la reintroduzione del coniglio selvatico richiede una sequenza tecnica precisa: selezione dei soggetti, gestione sanitaria, quarantena, marcatura, monitoraggio radio e lettura accurata delle cause di mortalità. Il valore del lavoro sta proprio nella capacità di trasformare una sperimentazione locale in indicazioni pratiche per i passi successivi.
Protocollo strutturato
Recinti, vaccini, biometria e radiotracking hanno costruito una procedura tecnica ripetibile.
Stagione di rilascio
Il confronto tra 2017 e 2018 rafforza l’idea che il periodo dell’immissione influenzi in modo decisivo la sopravvivenza iniziale.
Base per il futuro
Il progetto apre a nuovi monitoraggi, controlli sanitari e sperimentazioni più mirate nelle aree idonee della Sicilia.
