Progetto di monitoraggio del capriolo italico e del lupo appenninico

Il Parco Nazionale dell’Aspromonte nasce nel 1989 per la tutela e la salvaguardia ambientale dei territori appartenenti alla sezione aspromontana dell’ex Parco Nazionale della Calabria, esistito fino al 2002. Il territorio prende il nome dal Massiccio dell’Aspromonte, nome che in lingua grecanica significava bianco, candido, proprio come le vette delle montagne che le popolazioni greche potevano ammirare dalla costa ionica. Il parco ha un’area di 65.647 ha e comprende al suo interno ben 37 comuni.

Presenza storica del capriolo italico

I progetti di reintroduzione hanno lo scopo di ripristinare popolazioni estinte nell’areale dove erano storicamente presenti. Proprio in seguito ad uno di questi progetti, nel 2008 il capriolo italico (Capreolus capreolus italicus) è stato reintrodotto nel Parco Nazionale dell’Aspromonte, con uno stock di 75 esemplari provenienti dal sud della Toscana. Dopo alcuni anni, il monitoraggio è stato interrotto dando per accertato che la specie si fosse adeguatamente ambientata. Nel 2017 il Parco ha avviato un progetto con lo scopo di verificare l’espansione e la distribuzione della specie all’interno del proprio territorio e nelle sue aree contigue.

In Italia le popolazioni di lupo (Canis lupus) hanno subito una forte contrazione dopo la seconda guerra mondiale, arrivando quasi all’estinzione (100 individui nell’Appennino centro – meridionale negli anni ’70 del secolo scorso). Negli ultimi 40 anni il trend si è invertito e i lupi hanno ricolonizzato buona parte del loro areale storico. Studi recenti hanno confermato che la popolazione di lupo italiana è una distinta sottospecie, definita lupo appenninico (Canis lupus italicus).

Nell’ambito del “Piano d’azione nazionale per la conservazione del lupo”, (MATTM & ISPRA, 2002 e ss.mm.ii.), i Parchi Nazionali dell’Appennino meridionale hanno avviato il progetto di sistema “Convivere con il Lupo, conoscere per preservare: misure coordinate per la protezione del Lupo” con l’obiettivo di aumentare le conoscenze scientifiche sulla popolazione appenninica della specie, analizzare il ruolo dei corridoi ecologici, ridurre le minacce o i fattori limitanti, sensibilizzare le collettività locali e attenuare i conflitti uomo – lupo.