Agrofauna

Monitoraggio della lepre italica al Circeo

Monitoraggio faunistico

Monitoraggio della Lepre italica nel PN Circeo

Un monitoraggio plurimetodo sviluppato tra 2017 e 2018 per verificare presenza, distribuzione, densità e habitat della Lepre italica nella Foresta demaniale del Circeo, integrando fototrappole, census spotlight, termocamera, genetica dei pellet fecali e modellazione ambientale.

Premessa

Un progetto costruito per leggere davvero la specie nel bosco

La relazione finale non descrive un singolo rilievo, ma un impianto di monitoraggio completo sulla Lepre italica all’interno del Parco Nazionale del Circeo. L’obiettivo era capire dove la specie sia presente, con quale intensità frequenti la foresta, quali aree risultino più idonee e quali limiti ambientali influenzino la sua rilevabilità.

Per raggiungere questo risultato Agrofauna ha combinato strumenti diversi: fototrappolaggio random su griglia GIS, censimenti notturni con faro e con termocamera, ricerca di pellet fecali con cane da detection, analisi genetiche e alimentari, oltre alla modellazione MAXENT per la lettura dell’idoneità ambientale.

19 plot indagati nella foresta
405 giorni complessivi di attività
27 contatti di Lepre italica in fototrappola
6,42 lepri / 100 ha con metodo REM-Caravaggi
Lepre italica monitorata al Circeo
La specie è stata confermata con monitoraggi diretti, analisi genetiche e lettura integrata dei siti di presenza.
1. Fototrappolaggio su griglia randomAlla foresta è stata sovrapposta una griglia di 25 plot da 1 km². Ne sono stati indagati 19, con punti di installazione estratti in modo random tramite QGIS e macchine attive 24 ore su 24 per circa 30 giorni per sessione.
2. Verifica con metodi complementariAlla lettura delle fototrappole sono stati affiancati censimenti census spotlight, una sessione con termocamera e raccolta di pellet fecali per analisi genetiche e dieta, così da ridurre le incertezze di un singolo metodo.
3. Modellazione dell’habitatI punti di presenza ottenuti da fototrappole e pellet sono stati usati per produrre modelli MAXENT e leggere in modo oggettivo le aree più idonee alla specie, con attenzione a radure, aree aperte, uso del suolo e distanza dai sentieri.

Risultati

I dati che emergono dalla relazione finale

Contattabilità bassa ma presenza accertata

L’analisi di immagini e video sui 19 plot conferma che l’incontro con la specie è raro, ma reale. Le condizioni della foresta, con vegetazione fitta e visibilità limitata, riducono fortemente la probabilità di intercettare gli animali.

Densità coerente tra metodi diversi

Il metodo REM adattato da Caravaggi restituisce una stima di 6,42 lepri ogni 100 ettari, considerata congrua con il dato dei censimenti spotlight, che porta a circa 4,85 lepri ogni 100 ettari.

Plot opportunistico più efficace

Nel plot finale, posizionato in modo opportunistico nelle aree ritenute più idonee, è stato registrato un numero superiore di avvistamenti. Il dato indica che la scelta del micro-sito incide molto sul successo del monitoraggio.

Habitat più idonei vicino a radure e aree aperte

I modelli MAXENT mostrano valori più alti di idoneità in prossimità di radure e aree aperte con copertura erbacea maggiore, oltre che in settori a quota relativamente più elevata. Il modello più robusto raggiunge AUC = 0,801.

Campionamento pellet fecali lepre italica
La raccolta dei pellet con cane da detection ha supportato conferme genetiche e lettura dei siti effettivamente frequentati.

Approccio integrato

Genetica, dieta e criticità di gestione.

La ricerca dei pellet fecali ha permesso di affinare la localizzazione delle aree realmente frequentate dalla Lepre italica e di ottenere conferme genetiche in diversi siti, tra cui Madonnella, Rio Cassano e Cocuzza. L’uso del cane da detection si è dimostrato efficace per ispezionare in modo omogeneo zone ampie con sforzo contenuto.

La relazione segnala anche una criticità gestionale concreta: durante il progetto sono stati fototrappolati 21 cani vaganti. Il controllo di questa pressione è esplicitamente indicato come fattore importante per la conservazione locale della specie.

La termocamera, invece, ha mostrato un’utilità limitata nel contesto della foresta, dove la vegetazione riduce drasticamente la replicabilità del metodo e la superficie leggibile durante i transetti notturni.

Conclusioni

Che cosa insegna questo progetto

Il documento arriva a una conclusione chiara: nel contesto del Circeo non esiste un solo metodo sufficiente da solo. Il fototrappolaggio è utile ma risente molto della copertura vegetale; i censimenti notturni sono influenzati da visibilità e accessibilità; la genetica rafforza le conferme di presenza; la modellazione ambientale aiuta a orientare meglio gli sforzi futuri.

Il monitoraggio funziona meglio quando unisce campionamento random e installazioni mirate nelle aree più promettenti. Proprio per questo la relazione propone di mantenere punti fissi georeferenziati e replicabili nel tempo, così da costruire una serie storica oggettiva sull’andamento della specie e di altre componenti faunistiche della foresta.

Ne esce un progetto utile non solo per descrivere la Lepre italica nel Parco, ma anche come modello operativo per impostare monitoraggi complessi in ambienti mediterranei chiusi, dove la lettura del dato dipende in larga misura dalla qualità del protocollo.

Un monitoraggio che combina territorio, tecnologia e lettura tecnico-scientifica dei dati.

Il caso Circeo mostra bene l’approccio Agrofauna ai progetti faunistici complessi: disegno del campionamento, rilievo sul campo, analisi dei risultati e indicazioni operative per la gestione futura.

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