Reintroduzione della Lepre italica all’Isola d’Elba
Monitoraggio 2015-2018 nel Parco Nazionale Arcipelago Toscano per verificare sopravvivenza, adattamento, comportamento spaziale e possibilità di ricostituire una popolazione naturale nel suo areale storico.
Sintesi
Che cosa ha verificato il progetto
La relazione finale descrive un progetto di monitoraggio della Lepre italica nel PNAT basato su radiotracking, collari GPS, fototrappolaggio e censimenti notturni. L’obiettivo era duplice: ricreare una popolazione naturale sull’isola d’Elba e approfondire gli aspetti ecologici ed etologici della specie dopo l’immissione in natura.
Il lavoro ha messo a confronto due aree di rilascio molto diverse, Monte Calamita e Monte Perone, fornendo indicazioni tecniche utili non solo per la specie ma anche per futuri progetti di reintroduzione in ambienti mediterranei insulari.
Aree di rilascio
Monte Calamita e Monte Perone
Monte Calamita
Primo rilascio nel 2015, in un contesto mediterraneo ad alta biodiversità ma con pressione antropica più marcata. Due casi accertati di bracconaggio e sopravvivenza nulla a 29 settimane hanno mostrato criticità importanti nella scelta del sito.
Monte Perone
Area utilizzata dal 2016 al 2018 in località Pian del Canale. Qui il progetto ha registrato risultati nettamente migliori, con sopravvivenza media del 34% a 52 settimane e segnali concreti di riuscita della reintroduzione.
Risultati
Cosa emerge dalla relazione finale
Sopravvivenza molto diversa tra le due aree
Presso Monte Calamita la sopravvivenza è risultata pari a 0% a 29 settimane. Presso Monte Perone la sopravvivenza media osservata raggiunge il 34% a 52 settimane, con una differenza sostanziale tra i due siti di rilascio.
Cause di fine monitoraggio più critiche a Calamita
La relazione riporta una quota elevata di cause ignote, casi di predazione e due episodi riconducibili a bracconaggio presso Monte Calamita. A Monte Perone la situazione è risultata più favorevole e coerente con una migliore riuscita del progetto.
Home range medi attorno ai 25 ettari
Gli home range stimati mostrano una dimensione media di circa 25 ha. Non emergono differenze significative per sesso o provenienza dai diversi allevamenti, mentre la fase stagionale incide sul comportamento spaziale.
Fase post-rilascio più esplorativa
L’unica differenza statisticamente significativa riguarda il confronto tra home range primaverili e autunnali: in primavera, cioè nella fase più vicina alla reintroduzione, l’area esplorata è più ampia e coerente con un comportamento adattativo iniziale.
Conclusioni
Indicazioni operative che il progetto lascia
La relazione conclude che il protocollo di monitoraggio è stato idoneo allo scopo del progetto e che la combinazione tra telemetria VHF e GPS resta la soluzione più utile: il GPS aumenta il numero di geolocalizzazioni e la lettura delle fasi giornaliere, mentre il VHF permette monitoraggi più lunghi e una verifica diretta delle condizioni fisiche degli animali.
Il fototrappolaggio è risultato utile sia per valutare la fauna e la pressione antropica, sia per leggere la distribuzione delle lepri sul territorio. Al contrario, i censimenti notturni sono stati poco efficaci a causa della vegetazione densa e della ridotta superficie illuminabile.
Il dato più importante è gestionale: presso Monte Perone vi sono buone possibilità che si sia ricreata una popolazione di Lepre italica, mentre lo stesso non si può affermare per Monte Calamita. La scelta del sito di immissione si conferma quindi decisiva e dovrebbe essere sempre preceduta da una fase preliminare di fototrappolaggio e valutazione della pressione antropica.
Approfondimenti
Materiali e riferimenti collegati
Un caso concreto di reintroduzione letto con dati, territorio e comportamento animale
Il progetto sulla Lepre italica mostra bene l’approccio Agrofauna: definizione del sito, marcatura dei soggetti, monitoraggio integrato e lettura tecnica dei risultati per orientare le scelte successive.
