Agrofauna

Scheda Sicilia: il porciglione

Il porciglione è una specie diffusa come nidificante dal Portogallo alla Siberia ed al Kazakistan occidentale, in una fascia latitudinale compresa tra la Scozia e la Scandinavia meridionale e l’Africa settentrionale e l’Iran. I quartieri di svernamento delle popolazioni settentrionali e nord-orientali si estendono a Sud fino al Nord Africa (oasi sahariane di Algeria e Libia, valle del Nilo) e al Mar Nero. La migrazione post-riproduttiva verso i quartieri di svernamento si svolge in ottobre-novembre, mentre quella pre-riproduttiva verso i quartieri di nidificazione ha luogo tra febbraio e aprile. In Italia è nidificante sedentario, migratore regolare e svernante. I contingenti in transito o svernanti nel nostro Paese provengono dalle popolazioni dell’Europa centrale.

In Sicilia, il Porciglione veniva considerato sedentario da Benoit (1840), da Doderlein (1872, 1874) e da Giglioli (1907) e solo successivamente Massa e Schenk (1983) lo considerarono anche migratore, molto localizzato (Massa, 1985; Lo Valvo et al., 1993), con popolazione stabile negli ultimi trent’anni (AA.VV., 2008).

Frequenta le zone umide d’acqua dolce caratterizzate dalla presenza di fitta vegetazione palustre e da acque ferme o a decorso lento; il suo habitat preferito sono le paludi e i canneti. Nidifica in luoghi asciutti in una vegetazione di palude deponendo fino ad una decina di uova. Risulta essere specie migratrice per quanto riguarda le popolazioni più settentrionali ed orientali, mentre risulta essere residente stabile nell’Europa meridionale e occidentale con numeri in aumento per i migratori invernali.
Ha abitudini riservate e solitarie, e conduce buona parte della giornata nascosto tra la fitta vegetazione, dove cammina agilmente a grandi passi tenendo la testa alta. Di carattere nervoso, se eccitato erige la coda mantenendo il corpo immobile. È piuttosto restio ad alzarsi in volo e quando vi è costretto si leva quasi verticalmente e, tenendo le zampe pendenti, sorvola la vegetazione rasentandola. Come altri Rallidi compie la migrazione nelle ore notturne, coprendo anche lunghe distanze con volo sostenuto e in genere a quote poco elevate. Si ciba di piccoli animali (Insetti, ragni, Crostacei, Molluschi, Anellidi, sanguisughe, piccoli Pesci) e sostanze vegetali (semi, bacche, radici, erbe). È solito sondare nel fango o nell’acqua bassa con il becco raccogliendo il cibo anche a vista. La stagione riproduttiva inizia alla fine di marzo e si protrae fino a luglio-agosto e in tale periodo compie due covate. Gli accoppiamenti sono preceduti da un rituale di corteggiamento: la femmina cammina intorno al maschio emettendo un sommesso canto e strofinando il becco contro quello del partner, il quale poi a sua volta liscia col becco il collo della compagna. Il nido di steli di giunco e canna viene costruito nel fitto della vegetazione dove l’acqua è bassa. Le 5-10 uova deposte sono incubate dalla femmina per 19-20 giorni, mentre il maschio assolve il compito di portare il cibo alla compagna nel nido, sostituendola nella cova solo per brevi intervalli di tempo.

Sono uccelli rumorosi con una ricca varietà di suoni incluso uno squittio simile ad un suino che li distingue. Si vedono più spesso in inverno, specialmente in condizioni di temperature prossime allo zero che li spinge al margine dei canneti. I sessi sono simili, la femmina è leggermente più piccola ed ha il becco più sottile.

Questo selvatico, da un punto di vista venatorio, viene insidiato prevalentemente in forma vagante con l’ausilio del cane, preferibilmente da cerca, che deve incalzare il selvatico per indurlo al volo; viene praticata dai cosidetti “spadulatori” ed assieme alla gallinella d’acqua rappresenta la preda principale dei carnieri di questa forma di caccia.

Oppure consulta la scheda riportata di seguito

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